Il vino dei farmacisti e l’Amaro Ulrich, breve storia della liquoristica piemontese

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Forse non molti lo sanno, ma il Piemonte non è solo uno dei distretti vitivinicoli più importanti al mondo. Il vino e la coltivazione delle uve, specie durante il XIX e la prima metà del XX secolo, hanno favorito e sospinto una lunga e approfondita ricerca sui liquori, la distillazione e gli infusi in alcool.

Cuore dell’industria enologica italiana, il Piemonte ha sempre espresso un’attenzione particolare alla liquoristica. Prova ne sono i grandi nomi e brand che in questa regione hanno trovato i natali. Per capire quanto la Regione subalpina sia stata importante basta evocare un nome mitico: il vermouth, originale invenzione dei farmacisti-distillatori torinesi.

ANTONIO CARPANO E l’INVENZIONE DEL VERMOUTH

Secondo le testimonianze che abbiamo a disposizione, il vermuoth fu inventato nel 1786 da Antonio Benedetto Carpano a Torino, che scelse questo nome riadattando il termine Wermut, con il quale viene chiamata, in lingua tedesca, l’artemisia maggiore.

Carpano, farmacista e distillatore, creò il moderno vermuoth, aggiungendo del vino bianco ad un infuso composto di oltre 30 varietà di erbe e spezie. Il tutto venne addolcito con dell’alcool, che Carpano riteneva essere una bevanda più adatta alle signore rispetto ai locali vini rossi.

Il vermuoth divenne così popolare che ben presto la bottega del distillatore piemontese dovette star aperta tutto il giorno, dando origine ad un vero e proprio fenomeno di massa.

FRANCESCO CINZANO

La nascente industria del XIX secolo si accorse del potenziale, e utilizzò le nuove tecnologie a disposizione per rendere il vermouth un prodotto di largo consumo. Fu proprio da questo vino aromatizzato che la Cinzano, altro nome mitico del Piemonte liquoristico, cominciò la propria produzione.

La fabbrica fu fondata ufficialmente nel 1817, a Torino da Francesco Cinzano, ma i suoi moderni stabilimenti furono trasferiti a Santa Vittoria d’Alba e a Santo Stefano Belbo dove poterono continuare e innovare i loro esperimenti enologici a diretto contatto con la produzione vitivinicola.

IL BAROLO CHINATO, VINO DEI FARMACISTI

Un altro fondamentale studio condotto da farmacisti sui vini del territorio portò alla creazione del mitico Barolo Chinato, altra gloria del Piemonte. Nella seconda metà dell’800 andavano infatti di moda i “vini dei farmacisti”, definiti in alcuni manuali di enologia anche vini medicinali. Non dimentichiamoci che, nel medesimo periodo tale J. Pemberton, farmacista di Atlanta, diede vita alla Coca Cola che, come si legge nel libro La vera storia della Coca Cola, sarebbe un’idea mutuata da un collega di origine corse che, nel 1871, diede vita al “Vin Mariani”, un vino aromatizzato a base di foglie di Coca, estratti vari e vino di Bordeaux.

Ritrasferendoci in Piemonte, un’operazione simile fui condotta sul Barolo. Nella zona dell’Albese due farmacisti si diedero alle sperimentazioni: Giuseppe Cappellano di Serralunga e Mario Zabaldano di Monforte d’Alba. Siamo intorno al 1890 e il Barolo con aggiunta di china calisaya e altre spezie merita una medaglia d’oro all’Esposizione franco-italiana di Nizza del 1899. Negli anni successivi altri produttori di Barolo seguirono la strada ormai tracciata, citiamo tra gli altri Giacomo Borgogno di Barolo e Giulio Cocchi di Asti che, nel 1913, nella sua carta intestata si definiva “produttore di Barolo Chinato”. Le ricette del Barolo Chinato sono segretissime e ogni famiglia di produttori conserva gelosamente le proprie. Anche Marolo ha dato vita ad una propria etichetta, il Marolo Chinato, prodotto da nobili vini aromatizzati con infusi di erbe e cortecce quali china, rabarbaro, genziana, coriandolo, cannella e chiodi di garofano. Adatto come lo come fragrante aperitivo e come corroborante fine pasto, la sua preparazione si conclude con un lungo affinamento in piccoli fusti di rovere che gli conferisce notevole armonia ed eleganza. 

IL DOTTOR ULRICH E L’AMARO “RECUPERATO” DA MAROLO

Domenico UlrichScorrendo velocemente la lista dei grandi farmacisti piemontesi che diedero vita a infusi e liquori non si può dimenticare il nome di Domenico Ulrich. Nel 1854, il botanico Domenico Ulrich costruisce a Torino il primo stabilimento per la preparazione di estratti aromatici, tinture idroalcoliche, aromi ed essenze. Gli aromatizzanti naturali passano dall’essere semplici preparati artigianali a veri e propri prodotti industriali. Il vanto di Ulrich è, da sempre, quello di aver continuato a produrre, ricercare, rinnovare gli impianti di estrazione e concentrazione secondo i dettami delle tecniche più progredite, utilizzando però le erbe della tradizione piemontese.

Tra i più celebri prodotti del Dottor Ulrich spicca l’Amaro Ulrich, oggi recuperato con passione e dedizione da Marolo. Nel 2015, la distilleria di Alba ha realizzato il sogno di riportare in vita questo prodotto rispettandone la ricetta originale, rivedendo proporzioni e tecniche al fine di renderlo un prodotto bilanciato, il più possibile, però, fedele all’artigianalità dell’originale. Oggi l’Amaro Ulrich, con la sua splendida veste vintage, rappresenta un esempio contemporaneo di come l’arte farmacistica piemontese possa incontrare quella della distillazione: un liquore moderno che, in continuità con il passato, riesce a restituire la magia e il gusto di quei vini dei farmacisti che, già allora, provavano a coniugare le proprietà rinvigorenti delle erbe con il piacere di un prodotto da gustare e condividere in compagnia.

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