I mille usi delle vinacce

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Il celebre scrittore e filosofo Henry David Thoreau (1817-1862) affermava che, nella vita, gli sprechi nascono dalla fretta. Il mondo contadino e agricolo, in qualche modo legato ai ritmi della natura, non è dedito alla fretta, tantomeno agli sprechi.

vinacce_mostoUno dei classici esempi di questa parsimonia è rappresentato dalle vinacce. Ciò che da molti è considerato uno scarto, l’ingegno contadino lo ha trasformato in una risorsa, distillando il residuo della lavorazione dell’uva in un prodotto che oggi affascina il mondo e rappresenta l’oro della terra, lo “spirito” italiano: la grappa.

In Italia si producono ogni anno 50 milioni di ettolitri di vino e mosto di cui, approssimativamente, il 20% è composto dai residui solidi della vinificazione. Ciò significa che la quantità di scarti dell’industria enologica italiana è di circa 2 milioni di tonnellate.

Come abbiamo visto in un post precedente, le vinacce devono possedere determinate caratteristiche per poter dar vita a grappe di qualità – leggi il nostro post. Questo straordinario “elemento di risulta” non si limita a dar vita alla grappa, ma oggi trova impiego in moltissime applicazioni industriali e artigianali, che sfruttano le sue proprietà per creare prodotti che vanno dal campo cosmetico a quello dei combustibili, dall’alimentazione alla medicina.

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Crema di bellezza ai polifeloni delle vinacce

VINACCE DI BELLEZZA

Uno dei principali campi di applicazione delle vinacce è quello cosmetico. Le vinacce si rivelano componenti fondamentali di oli, maschere, creme di bellezza con funzione depurante, idratante e  tonificante per il viso e il corpo, contrastano, nel contempo, l’invecchiamento della pelle. L’associazione Innuva, nata recentemente a partire da un laboratorio di ricerca sito a Portacomaro, ha avviato un progetto per trarre dei cosmetici estratti dalle bucce d’uva. Ricche di polifenoli, gli estratti delle bucce sono in grado di esercitare un’azione antinfiammatoria e di contrasto dei radicali liberi, quindi contro l’invecchiamento.

VINACCE MEDICHE

La vita di un vino non termina con il suo consumo, ma prosegue attraverso gli scarti delle lavorazioni. Ne sono consapevoli alla Nobil Bio, centro di ricerca biotecnologica di Asti, che ha dimostrato sperimentalmente come i polifenoli estratti dalle vinacce possono combattere l’osteoporosi e agevolare la ricostruzione delle ossa. Le ricerche della Nobil Bio puntano a porre le basi per sviluppare un materiale granulare per la rigenerazione ossea, nonché una linea cosmetica che sfrutti le proprietà antiossidanti e anticancerogene degli stessi polifenoli.

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Le vinacce vengono utilizzate anche per la produzione di biogas

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Le vinacce possono essere utilizzate anche come fonte per produrre di etanolo da utilizzare da solo o in miscela nei cosiddetti biocarburanti. In Italia il progetto ViEnergy svoltosi recentemente in Sicilia, ha permesso di ottenere un carburante costituito da un’unione di bioetanolo da scarti vinicoli, gasolio e additivi di origine vegetale. I primi test sono stati effettuati nelle ultime settimane di ottobre sui mezzi pubblici di Marsala, allo scopo di rilevare i probabili vantaggi nelle emissioni in particolati, xhw si sono rivelate inferiori rispetto a quelle prodotte dai mezzi alimentati con gasolio fossile.

VINACCE NUTRACEUTICHE

Le vinacce tuttavia contengono un’elevata quantità di polisaccaridi, pectine, cellulosa e lignina, difficilmente utilizzabili nei processi di produzione di bioetanolo. Una ricerca realizzata in Australia nel 2014 dà una risposta a queste necessità, identificando un mix di funghi ascomiceti (Aspergillus, Penicillum e Tricodherma) in grado, attraverso le loro attività enzimatiche, di attaccare in una fermentazione in stato solido cellulosa e lignina, dando origine a rese più elevate in etanolo e a sottoprodotti interessanti per altre applicazioni nutraceutiche (cioè dall’alto valore nutrizionale e farmaceutico) quali lo xylitolo, il glicerolo, l’acido citrico e l’acido maleico.

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Olio di vinaccioli

VINACCE HIGH TECH

Il progetto Wine Waste, al quale hanno partecipato le Università di Udine, Bologna, Milano, Parma, Roma Tor Vergata e Politecnico di Milano, ha lo scopo di sviluppare innovazione e nuove tecnologie adatte ad una nuova filiera integrata di bio-raffineria, a partire dagli scarti della lavorazione del vino. Gli obiettivi del progetto di ricerca sono di ottenere dei nuovi prodotti ad alto valore aggiunto come composti bioattivi, polimeri biodegradabili, composti nutraceutici (nutrizionali-farmaceutici per il benessere e la salute) e combustibili.

Tra i filoni di ricerca più interessanti, l’estrazione di composti bioattivi con la tecnica della CO2  supercritica. lo sviluppo di biopolimeri plastici come i poli-idrossi alcanoati (PHA) e l’uso delle celle di elettrolisi microbica (MEC) per la produzione sostenibile di idrogeno, cioè produzione di corrente elettrica dalla decomposizione batterica dei composti organici per produrre idrogeno o metano da materiale organico.

VINACCIOLI DA CONDIMENTO

Se tutti conoscono l’aceto, molti meno sanno che dai vinaccioli si può ottenere dell’ottimo olio, apprezzato in campo dietetico alimentare. La sua principale caratteristica nutrizionale è legata all’elevato contenuto in acido linoleico, un acido grasso essenziale capostipite della serie omega-sei: acidi grassi che non possono essere prodotti dal nostro organismo e sono fondamentali per la corretta funzionalità di tutti i tessuti e per lo sviluppo cerebrale.

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Matite colorate ottenute da fecce e vinacce

VINACCE PER COLORARE

Dulcis in fundo, gli scarti del vino possono essere trasformate in matite colorate. È questa la proposta di Federica Palazzo, titolare dell’azienda vitivinicola “Principe delle Baccanti” di Baranello. Federica ha scritto – e realizzato – una tesi sperimentale che le è valsa il premio nazionale Bandiera verde della Confederazione italiana agricoltori. La sua idea? utilizzare le vinacce e la feccia – appositamente private del contenuto d’acqua, per creare una pasta solida che, estrusa in piccoli cilindri, ha fato vita a dei pastelli acquerellabili dal colore violaceo e dal tratto marcato, simile a quello del comune carboncino. Chapeau!

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