La “Boemia d’Italia” e la “Città dell’oro”, l’arte dei Cristalli Marolo

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«Chi lavora con le mani è un lavoratore. Chi lavora con le mani e la testa è un artigiano. Chi lavora con le mani, la testa ed il cuore è un artista»

San Francesco d’Assisi

Mani, testa e cuore da sarto, da direttore d’orchestra, da alchimista – ma anche mani da vetraio, mani da soffiatore, da orafo. In Marolo, il rispetto della manualità è colonna portante di una filosofia che vede la produzione come un’arte, da rispettare in ogni sua forma.

Ma come l’esperienza, le mani e la passione del mastro grappaiolo creano i migliori distillati, anche il contenitore deve riflettere questa dedizione e maestria.

La Collezione Cristalli è un tributo a questa filosofia: tre grappe di Barolo – Cristallo Alto, Cristallo Basso, Cristallo Oro – in cui anche il contenitore, oltre al contenuto, è arte. Prestigiosi cofanetti, eleganti decanter in cristallo di Colle Val d’Elsa, la “Boemia d’Italia”, e, nel caso di Cristallo Oro, etichette in oro realizzate dagli artigiani di Valenza; queste confezioni, prodotte in numero limitato e numerate, racchiudono il meglio dei distillati di Marolo e dell’artigianato italiano.

Il cristallo di Colle Val d’Elsa

Il cristallo di Colle Val d’Elsa ha una storia ricca e affascinante: la produzione vetraria in questa piccola città toscana iniziò intorno alla metà del 1300 e, parallelamente, si sviluppò anche la produzione della carta. Questo doppio impulso industriale conferì a Colle Val d’Elsa un’importante spinta economica, che la differenziò velocemente dai centri limitrofi, ancora dominati dall’economia agricola.

Le prime vetrerie furono favorite da una grande, fortunata disponibilità di materie prime locali: abbondante vegetazione per la legna da ardere e per la produzione delle ceneri necessarie alla formazione del vetro. Un decreto del Granduca di Toscana del 1577, che proibiva l’importazione di vetro straniero, diede poi ulteriore slancio alla produzione locale.

Ma fu a metà dell’Ottocento che la produzione di cristallo decollò verso altezze produttive che oggi rendono Colle Val d’Elsa la “Boemia d’Italia”: merito di Francesco Mathis, un vetraio francese che fondò una fabbrica di cristallo all’interno di un convento degli Agostiniani. La sua opera fu proseguita da Giovan Battista Schmid, un bavarese che mantenne viva la tradizione fino a un periodo di crisi; nel 1914, dalle ceneri delle vecchie fabbriche, nacque poi la S.A.L.V.E., “Società Anonima La Vetreria Elsana”, che dopo un inizio difficile fu rilevata da Modesto Boschi. Questo segnò l’inizio di una nuova era per il cristallo di Colle Val d’Elsa, culminata negli anni ’60 con la nascita di numerose aziende artigiane che trasformarono la città in uno dei poli produttivi ancora oggi più pregiati a livello mondiale.

Il segreto della brillantezza del cristallo di Colle Val d’Elsa risiede nell’ossido di piombo, che aumenta l’indice di rifrazione del vetro, conferendogli una luminosità particolare – straordinaria veste per le dorate grappe di Barolo della linea Cristalli.

L’arte orafa di Valenza

A Valenza, nel cuore della provincia di Alessandria, l’arte dell’oreficeria ha radici secolari, nell’agitato e fervente XIX secolo. In quegli anni infuocati, mentre il Piemonte si preparava a un cambiamento epocale, Valenza emergeva come un centro di eccellenza nella lavorazione dell’oro e delle pietre preziose.

Fu Francesco Caramora il pioniere, aprendo nel 1817 la sua bottega e registrando nel 1825 il suo marchio personale: il suo apprendista, Pietro Canti, proseguì l’opera e raccolse l’eredità artigianale e intellettuale del maestro. Vincenzo Morosetti, brillante apprendista di Canti, portò l’arte orafa di Valenza verso nuovi orizzonti: dopo un’esperienza formativa oltre oceano, Morosetti fondò la Fratelli Morosetti, introducendo innovazioni nelle tecniche di lavorazione e di marketing che segnarono una svolta per l’intera industria locale.

Nel corso del Novecento, Valenza attraversò periodi di sfide e crescita esplosiva: dalla fondazione della Cooperativa di Produttori di Generi di Oreficeria nel 1902, alle difficoltà delle guerre mondiali che minacciarono la sopravvivenza delle botteghe, fino al boom della produzione negli anni successivi.

Oggi, le botteghe orafe di Valenza continuano a prosperare, con molti artigiani che lavorano a fianco di designer di fama internazionale per creare gioielli che sono ambasciatori dell’eleganza e della bellezza italiana nel mondo.

È oro di Valenza quello che adorna il decanter di Cristallo Oro, creato per i primi dieci anni dell’azienda: un’etichetta realizzata a mano dagli artigiani valenzani e raffigurante il martin pescatore, simbolo da sempre di Marolo.

Una celebrazione dell’arte manuale in tutte le sue forme: la migliore grappa Marolo, il cristallo della Boemia d’Italia, l’oreficeria alessandrina – e anche le litografie (contenute nella pregiata confezione) del Maestro Gianni Gallo,  grande amico e da sempre autore di tutte le etichette dell’azienda.

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