Grappa di Barolo 2010 “Mizunara”: il legno, l’etichetta
La Grappa di Barolo 2010 “Mizunara” appartiene a quella categoria di prodotti che richiedono tempo anche fuori dalla bottiglia. L’abbiamo presentata, e ora è il momento di approfondire i percorsi che l’hanno generata, seguendo la storia del legno che l’ha accolta e il gesto artistico che oggi la accompagna.
Il legno
Il Mizunara (水楢), “quercia dell’acqua”, è una specie endemica del Giappone settentrionale. Nodosa e contorta, cresce lentamente in ambienti umidi e freddi, sviluppando una fibra particolarmente porosa e irregolare, che la rende difficile da lavorare. A ciò si aggiunge una scarsissima disponibilità: gli alberi impiegano oltre 200 anni per essere utilizzabili, e le botti costruite con questo legno tendono ad essere fragili e dispersive. Per questi motivi, il Mizunara è impiegato solo in affinamenti di altissimo profilo, e solo da pochi produttori al mondo.
L’uso del Mizunara per la produzione di botti da affinamento risale alla Seconda guerra mondiale: per far fronte alla crescente richiesta di whisky da parte delle truppe americane e all’assenza di botti importate, le distillerie giapponesi si rivolsero al complesso, longevo rovere nostrano. Fu una necessità tecnica che divenne, con il tempo, una scelta stilistica: le botti di Mizunara si rivelarono infatti in grado di conferire ai distillati un profilo aromatico completamente originale, con sentori di sandalo, incenso, cocco, spezie dolci, tè verde, pepe bianco – qui ideali per un finishing meditativo, capace di dialogare con la struttura della grappa senza sovrastarla.
L’etichetta
A firmare lʼetichetta è lʼartista giapponese Hakuyu Watanabe, imprenditrice e creativa la cui ricerca visiva si muove tra calligrafia e astrazione simbolica. Lʼopera è ispirata allo studio e pratica del Bokkoku, forma di calligrafia che reinterpreta antichi caratteri cinesi attraverso il gesto, lʼinchiostro e lʼenergia del corpo.
Ispirata dal Maestro Kenryo Hara, Watanabe ha fatto del segno un mezzo per incidere significati e sensazioni. Per questa etichetta, ha scelto di rappresentare il termine Mizunara (水楢) unendo i suoi due caratteri fondamentali: mizu (acqua, 水) e nara (quercia, 楢). Lʼacqua è un flusso centrale, affiancato da gocce e pozzanghere – una delle quali rappresenta un acino dʼuva. La quercia è un carattere composto da due elementi, lʼalbero e il gallo: yu (酉), il gallo, è la forma di una botte di sakè.
Lʼopera è stata realizzata con inchiostro e pennello, utilizzando una tecnica che mette in relazione il gesto artistico con lʼenergia vitale del corpo. Il pennello non è stato guidato solo dalla mano, ma da un movimento completo, corporeo, per trasmettere la forza dellʼacqua, la vitalità del legno e la robustezza delle botti; ne risulta un segno denso e dinamico, che traduce visivamente il senso di trasformazione e profondità contenuto nella grappa stessa.
La Grappa di Barolo 2010 “Mizunara” è proposta in 1980 bottiglie numerate, ciascuna custode di un percorso lungo quattro lustri, di un legno che porta con sé una storia antica e di un segno che interpreta il suo nome con rigore e sensibilità. Ogni esemplare è presentato in un astuccio dedicato, realizzato in edizione esclusiva, concepito come una piccola architettura rotante: un gesto di apertura che accompagna la bottiglia in un movimento lento – in sintonia con la natura stessa dell’affinamento.
Ne emerge un distillato che unisce territori lontani e visioni affini, e che trova nella misura del tempo la propria forma definitiva.
A firmare lʼetichetta è lʼartista giapponese Hakuyu Watanabe, imprenditrice e creativa la cui ricerca visiva si muove tra calligrafia e astrazione simbolica. Lʼopera è ispirata allo studio e pratica del Bokkoku, forma di calligrafia che reinterpreta antichi caratteri cinesi attraverso il gesto, lʼinchiostro e lʼenergia del corpo.
La Grappa di Barolo 2010 “Mizunara” è proposta in 1980 bottiglie numerate, ciascuna custode di un percorso lungo quattro lustri, di un legno che porta con sé una storia antica e di un segno che interpreta il suo nome con rigore e sensibilità. Ogni esemplare è presentato in un astuccio dedicato, realizzato in edizione esclusiva, concepito come una piccola architettura rotante: un gesto di apertura che accompagna la bottiglia in un movimento lento – in sintonia con la natura stessa dell’affinamento.

