Grappa Marolo e Mixology: In Conversazione con Paul Feinstein

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Nel vibrante panorama dei cocktail italiani, ogni scelta riflette un legame personale, una storia pronta ad essere condivisa. Per Paul Feinstein, autore di “Italy Cocktails: An Elegant Collection of Over 100 Recipes Inspired by Italia”, il viaggio attraverso la mixology italiana non è stato solo una ricerca di ricette ma anche un’esplorazione delle tradizioni e sapori della penisola – un’esplorazione che lo ha portato a scegliere Marolo come ingrediente di alcuni dei suoi cocktail artigianali.

Abbiamo chiacchierato con Mr. Feinstein per scoprire cosa pensa della grappa e perché ha scelto Marolo.

Da autore appena emerso da un’esplorazione profonda del mondo dei cocktail italiani, come descriverebbe il ruolo della grappa nella cultura italiana del bere, soprattutto nella mixology?

La grappa ha ovviamente una lunga e gloriosa tradizione in Italia, ma usarla nei cocktail è un fenomeno relativamente nuovo. I barman stanno iniziando solo ora a scoprire lo splendido potenziale della grappa come ingrediente per la mixology, e ne stanno esplorando pian piano tutte le declinazioni. Ci sono così tanti tipi di grappa che è difficile categorizzarla come una sola cosa – ciò che mi piace moltissimo è l’incredibile varietà degli aromi che ogni singola grappa emana. È un grande vantaggio nella creazione di cocktail!

Cosa l’ha spinta ad includere la Grappa Marolo nelle sue ricette? C’è qualcosa che è emerso in particolare?

Quando mi sono imbarcato nel viaggio di scrivere “Italy Cocktails”, volevo catturare l’essenza della cultura italiana del bere in ogni aspetto, dagli ingredienti alle tecniche. Sono stato attratto dalla ricca storia e dalla dedizione alla tradizione che Marolo incarna, e apprezzo molto il prodotto. Penso che con la maggior parte delle cose, più tempo, attenzione e cura ci dedichi, migliori saranno i risultati – Marolo sembra averlo capito perfettamente, prendendosi il tempo per distillare in modi che mettono in evidenza il meglio delle vinacce.

Le grappe Marolo sono tra le più morbide e setose che abbia mai assaggiato, con un piacevole finale delicato. Tra tutti, mi ha colpito il frutto della Grappa di Moscato, sia al naso che al palato. È un’aggiunta meravigliosa a un cocktail, arricchisce con questi accenti bevande che richiedono un quid in più nel bouquet.

Dalla sua esperienza, quali sono alcuni luoghi comuni sulla grappa e come li smentirebbe?

C’è una tendenza comune ad associare la grappa a un liquore casereccio – una specie di bevanda scadente, ottenuta con quello che capita, che brucia la gola. Penso che con l’introduzione della grappa monovarietale, il livello di sapore e qualità sia aumentato esponenzialmente, soprattutto con tecniche di distillazione più avanzate che possono davvero mettere in evidenza l’essenza delle vinacce.

Consiglierei Marolo a chiunque sia interessato a provare la grappa ma si senta titubante: il suo “morso” gentile e la sua piacevole setosità sono una perfetta introduzione alla categoria.

Ci sono delle tecniche o suggerimenti specifici che consiglieresti per incorporare la grappa nei cocktail per garantire che i suoi sapori siano adeguatamente evidenziati e bilanciati?

Direi che il motto è qualità e non quantità – la grappa è intensa e piena di carattere, e ne basta poca per sentire la differenza.

In chiusura – ha un cocktail preferito tra quelli a base Marolo?

Uno dei miei preferiti è “Hearts and Daggers”: utilizza Milla, Liquore di Grappa e Camomilla, con sciroppo di fragola, Marolo Chinato e succo di limone – è la perfetta combinazione di dolce, speziato e aspro!

 

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