Le Materie della grappa: il Fuoco

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Acqua vitae, l’«acqua della vita». O anche aqua ardens, ovvero «acqua ardente». Così l’alchimista catalano Arnoldo da Villanova (1235-1311) definì le prime bevande idroalcoliche, ovvero distillate dalla macerazione in alcool e acqua di frutta. L’acqua ottenuta (che in realtà era già un distillato), secondo le teorie alchemiche del periodo, era considerata di una natura superiore, dotata di proprietà eccezionali, addirittura spirituali. Utilizzata per l’infusione delle erbe officinali, era in grado di estrarre da esse le sostanze curative, che venivano utilizzate come tinture o concentrati per la preparazione delle prime “medicine”.

L’elemento chiave della “trasformazione” dell’«acqua vitae» non era l’acqua, né l’alcool scaturito dalla macerazione della frutta, ma un elemento da sempre correlato al divino: il fuoco. Era, ed è tutt’ora, il fuoco a permettere la sublimazione dell’alcool in forme via via più pure, fino ad ottenerne un liquido talmente etereo da essere chiamato “spirito”. Qualche secolo dopo Arnoldo da Villanova, Caterina de’ Medici, regina di Francia, chiamerà «acque purissime» i precursori rinascimentali dei distillati, da assumersi con miele ed erbe per combattere i vermi e, addirittura, scacciare la peste.

IL FUOCO PURIFICATORE

Per capire il “potere” curativo delle acque «ardens» in ottica alchemica, più che alle proprietà delle erbe bisogna fare riferimento al fuoco. È per mezzo del fuoco che si genera una sostanza più pura, talmente pura da poter connettere la parte materiale delle cose a quella spirituale delle persone, fornendo benefici più efficaci.

Athanor

Un immagine dell’Athanor alchemico

In alchimia il fuoco è legato all’Athanor, la fornace/alambicco dove avviene la «digestione alchemica», ovvero la distillazione. Il significato dell’Athanor non è quello di un comune forno in cui “cuocere la materia”, ma un correlativo simbolico dello spirito umano, in cui avvengono le combustioni e arde il Fuoco Segreto. Come l’Athanor poteva “bruciare” le impurità di un metallo impuro quale il piombo sino a renderlo oro, così l’alchimista (e l’uomo) doveva essere in grado di liberarsi dei propri “peccati” purificandosi e studiando sino a divenire luce e maestro per gli uomini, saggio in grado di trasformare gli elementi attraverso il fuoco.

IL FUOCO E LA GRAPPA

La secolarizzazione delle filosofie alchemiche e la rivoluzione industriale hanno spezzato l’aura mistica legata al fuoco e alla sua azione purificatrice della materia. Tuttavia, chiunque utilizzi ancora oggi alambicchi artigianali, non può non rimanere affascinato dal processo di distillazione che, esattamente come intuito dagli alchimisti, procede ad una estrema semplificazione della materia, cogliendone l’essenza. Questo è ancor più vero per la grappa, dove il “fuoco”, ovvero la forza che produce calore sulle vinacce, deve essere dosato con particolare attenzione. Per i distillati da vinaccia, la temperatura è un fattore determinante, che prende il nome di rettificazione: solo ciò che viene estratto tra la testa e le code, ovvero di una temperatura tra i 78° e i 118° C), è degno di diventare grappa. Non è un caso che questa parte nobile si chiami cuore, così come il cuore, nella simbologia alchemica era la casa del Fuoco Interiore a cui abbiamo accennato prima. Un fuoco che solo l’esercizio quotidiano della meditazione poteva elevare al divino attraverso quella «spiritualizzazione della materia», ovvero la Pietra Filosofale, che fu chimera e obiettivo di tutta la pratica alchemica.

QUELLO SPIRITO CHE CHIAMIAMO “GRAPPA”

Gli alchimisti credevano che il vero potere non abitasse nel fuoco, ma nel corpo, ovvero nel luogo più intimo della materia, dove era custodito il segreto della «redenzione». Come magistralmente scritto da Suger de Saint-Denis, abate francese del XII secolo: «Mens hebes ad verum per materialia surgit», ovvero una mente imperfetta (come quella umana) coglie il vero (cioè Dio) solo attraverso le manifestazioni fisiche della realtà (materialia).  Che, in estrema sintesi, è proprio il principio della distillazione. Come a dire: nelle vinacce esiste già in potenza la grappa, ma solo tramite il fuoco (sotto forma di vapore, calore o bagno maria) che “passa” attraverso la loro materia questa potrà raggiungere la sua vera consistenza: quello “spirito” che noi chiamiamo grappa.

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